Percorso Calci Lucca

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Dall’Antica via Butese passando per Buti verso Lucca
i Longobardi, caprona, la verruca, Percorso Calci Lucca

Alla ricerca delle orme della traslazione, la rievocazione del Cammino di Santa Giulia passa da questi luoghi storici.

Questo si! che è un vero itinerario rievocativo!, un salto all’origine medioevale arricchito da un’atmosfera naturalistica e paesaggistica unica.

Questi sono luoghi da scoprire, passo dopo passo… lentamente.

Detto così si percepisce da subito che sotto l’ottica dell’indagatore, del curioso è davvero un bel programma, ma sotto quello del camminatore di Santa Giulia? …ahimé! si rileva un’arma a doppio taglio; tanto bello! quanto lungo!

Per il pellegrino, impegnato a piedi lungo le tappe del pellegrinaggio, passare da questo versante dei Monti Pisani diventa decisivamente sconveniente.

Di fatto gira intorno ai Monti influendo così, e non poco, sui chilometri da percorrere!…. tanto che, bisogna inserire una tappa in più, per arrivare a Lucca.

Questo percorso, utilizzato nel pellegrinaggio del 2011, oggi risulta troppo sbilanciato rispetto a quello attuale, che altresì taglia e valica il monte, dal Passo di Campo di Croce, diminuendo enormemente la percorrenza.

Ma come spesso capita, una scelta ne esclude l’altra, cosicché dobbiamo fare i conti con il rovescio della medaglia! e… nel caso specifico si concretizza, nella perdita di un bel itinerario storico.

Ma allora perché?… tutto sommato ne poteva valere la pena, allungare il tragitto nel nome della rievocazione?

In effetti devo ammettere che questo interrogativo mi tormenta ancora…

Il percorso storico ricalca proprio l’antica arteria viaria della Butese, (il nome indica la Via che passa da Buti per arrivare a Lucca), lungo un itinerario arricchito dal passaggio da diverse località Alto Medioevali, che ne esaltano l’aspettativa quale “camminata” carica di valore simbolico.

Al tempo del primo pellegrinaggio di Santa Giulia, l’itinerario fu pensato e proposto proprio sotto questa luce, nel nome della rievocazione, infatti passava lungo le rovine dei baluardi dell’età Longobarda.

Questi sono siti tanto storici, quanto dimenticati!, oggi conservano soltanto il nome e qualche residuo in pietra.

Ma per il viandante attento, quello che si sofferma e dedica il suo tempo ad osservare tutti i particolari, non potrà che rimanerne affascinato da subito!.

Verrà così trascinato emotivamente dall’antico splendore, che queste rovine emanano ancora oggi, catapultandosi idealmente, ai tempi in cui furono luoghi del fulcro del potere.

Via Butese, Cammino di santa Giulia, da Calci a Buti, Percorso Calci Lucca

L’antica Via Butese

Questi luoghi vanno visitati più con lo spirito dell’indagatore, che di quello del viandante distratto.

Durante un pellegrinaggio funzionalmente focalizziamo un unico obbiettivo; quello di percorrere un’altra tappa, un’altra giornata di cammino e così, mentalmente, non c’è la predisposizione per soffermarci ad osservare.

Detto così potrà sembrare un’alibi perfetto, costruito su misura per scusarmi una fredda sostituzione, di un itinerario storico rievocativo per ragioni chilometriche, ma alla fine dei conti è idealmente concepibile, considerare il peso delle esigenze.

La verità sta nel fatto che, questi luoghi, richiedano tempo quindi è opportuno percorrerli con calma e dedicarli tutta l’attenzione del caso, in modo da assaporarne tutte le sensazioni.

Risalterà così all’occhio, di quanto era potente questo distretto!

Effettivamente una presenza così cospicua di Chiesi, Pievi, Torri e Fortezze, collocate in una piccola porzione di territorio, porta sistematicamente a porsi una domanda… «ma perché tutte queste costruzioni così presenti in unico luogo?»

Viene naturale pensare senza ombra di dubbio, che queste località hanno vissuto un momento fiorente, un lasso di tempo caratterizzato da un ampliamento economico, che ha favorito un’aumento demografico.

Quindi un allettante comprensorio commerciale, che ha contribuito ad un espansione territoriale locale.

Se scendiamo nel particolare storico e proviamo a circoscrivere un arco di tempo, risalendo all’età delle prime fortificazioni e delle chiese più antiche, vediamo che furono edificate almeno a partire dalla prima metà secolo VII (ma anche prima).

Da quel periodo queste località cavalcarono una parabola economica ascendente, che crebbe nei secoli, fino a che un evento ne invertì la tendenza, portando così ad una perdita d’interesse ed al baratro, coincidente con la caduta di Pisa e la presa dei Fiorentini agli inizi del secolo XVI.

Focalizzando per un attimo il momento della caduta delle fortificazioni ed in particolare, quello della Rocca della Verruca, questa disfatta fu macchiata dal sospetto di una negoziazione tra le due fazioni opposte, (Pisani e Fiorentini), segno inequivocabile di un cambio di tendenza, che ha contribuito all’indifferenza del potere a sorreggere il peso della difesa di queste località.

Delta dell'Arno, Delta di Fiume

Ecco come poteva apparire la piana di Coltano vista dai Monti Pisani al Tempo Medioevale

Quindi riepilogando, un luogo favorito da un attività economica fiorente, che ha creato un espansione demografica territoriale, protetta da numerose fortificazioni, baluardi di vedetta, chiese e conventi.

Poi in certo momento si concretizza un evento, che gradualmente ne inverte la tendenza fino all’indifferenza ed all’abbandono. 

Partendo da delle considerazioni geografiche, tutto lascia pensare, che nella zona ci fosse al tempo, uno scalo merci, una porta strategicamente sicura verso il mare, che ne sfruttava le lagune ed i canali fluviali.

Acquitrini dal fondale basso e melmoso, che richiedevano una navigazione lenta e con imbarcazioni specifiche.

Un traffico marittimo facilmente controllabile, inespugnabile dal mare e difendibile a vista dalle torri poste nell’entroterra.

Ecco cosa difendevano con tanta premura, uno snodo commerciale allettante, tanto che, ha spinto nel tempo un notevole incremento demografico.

Quindi un collegamento verso il mare, che fruttava le lagune fluviali, formate dall’unione dal delta del Fiume Arno con quello del Fiume Serchio.

Collettori naturali, che poi, gradualmente nel tempo sono andati persi a causa di un inevitabile insabbiamento limaccioso.

Oggi siamo abituati ad immaginarsi il territorio costiero, così com’è stato regimato dalla mano dell’uomo, sistemando nel tempo il deposito graduale, del limo trasportato dai fiumi.

Ma originariamente tutti i luoghi, che ai giorni nostri sono pianeggianti campagne che abbracciano la fascia costiera delle località del Calambrone, di Coltano, della Zambra fino ad Uliveto, ma anche verso Pisa, San Rossore, Migliarino fino al Lago di Massaciuccoli, Marina di Vecchiano fino alle porte di Viareggio, all’epoca Alto Medioevale, erano costituite principalmente da lagune, canali, stagni ed acquitrini.

Delta dell'arno, porto pisano, Percorso Calci Lucca

Un’immagine di una Laguna Fluviale

L’acqua quindi predominava in queste zone.

Anticamente, la morfologia del territorio era diversa da quella attuale, si differenziava innanzi tutto da una quota altimetrica media inferiore, che ne favoriva di fatto la predominanza e la stagnazione delle acque.

Di questo processo si ha memoria fino ai tempi moderni, basti ricordare tutte le aree bonificate all’epoca del fascismo, stagni residui della grande superficie lagunare fluviale del passato.

Un altro riscontro visivo di questo mutamento morfologico, si ha visitando le antiche pievi di pianura, ci accorgiamo che le attuali pavimentazioni di calpestio delle chiese, sono rialzate rispetto alla quota originale, in alcuni casi anche oltre il metro e mezzo.

Una grande scambio di merci, che approdavano negli scali marittimi principali dall’alto fondale e venivano poi traghettate all’interno per mezzo dei Navicelli, antiche imbarcazioni fluviali, lungo i collettori ed i canali collegati alle lagune fluviali, fino al Sinus Arnesis, uno scalo fluviale molto importante nella località di Uliveto.

La traversata era svolta su battelli specifici, ideali per la navigazione lagunare, che lentamente galleggiavano sospinti sia dal vento che da corde a trazione animale, lungo un labirinto fatto di canali dal basso fondale.

Un lavoro molto specializzato, sicuramente svolto da pochi esperti barcaioli, che conoscevano bene il territorio ed i canali navigabili, cosicché da trasportare le ricche merci fino ad uno scalo sicuro e ben protetto nell’entroterra.

All’epoca Longobarda Lucca era una capitale e fulcro del potere, predominava quindi su tutta la fascia costiera, fino ai crinali Appenninici.

Pisa era pressoché un centro marittimo, un’arsenale e cantiere navale subordinato.

Cosicché tutte le movimentazioni che arrivavano in questo scalo, continuavano per terra, verso la Città Ducato di Lucca, attraverso un sistema viario interno, ben protetto da fortezze e torri disseminate lungo queste arterie di comunicazione.

La Butese era una di queste vie interne.

Il Navicello, Imbarcazioni Fluviali, Il navicello fluviale, Percorso Calci Lucca

Il Navicello imbarcazioni forti e leggere, in grado di traghettare le merci Lungo Fiumi e Lagune

Be strategicamente non fa una grinza!!

Calzerebbe infatti con il motivo dell’ottimo sistema viario interno protetto da una fortezza naturale, quale quella dei Monti Pisani, costernato di baluardi e castelli lungo la Butese verso la citta Ducale di Lucca.

Lungo la Via Butese:

Convento di Sant’Agostino Nicosia:

La costruzione del convento ha inizio tra il 1258/1264, quando il Vescovo di Nicosia in Cipro Ugo da Fagiano decise di scegliere questo luogo “selvaggio” collocato tra le pendici del monte Verruca, in uso ai frati Agostiniani.

La Fortezza della Verruca:

Questa potente fortificazione a 540 mt. slm. dominava tutto il delta dell’Arno e le paludi limitrofe fino al mare, fu luogo numerose battaglie tra Pisani e Fiorentini, già roccaforte agli arbori del 780 d.c., fu definitivamente finita nel secolo XIII secolo, ed è sopravvissuta come struttura militare attiva fino alla definitiva caduta di Pisa, nel 1503.

Il Monastero di San Michele alla Verruca:

Il villaggio è un complesso, oggi rimasto visibile in pochi ruderi, Chiesa ed il Monastero di San Michele alla Verruca, posto nei pressi della rocca della Verruca.

Il monastero Benedettino fu fondato dal marchese Ugo di Toscana, verso la fine del X secolo, ove già sorgeva la chiesa di Sant’Angelo, risalente al IX secolo.

Fu abbandonata nel XV secolo a causa dei danni subiti nelle lotte fra Pisani e Fiorentini. Intorno ad essa in età medievale si era aggregato un borgo ancora visibile alla fine dell’Ottocento.

Castel di Nocco:

Chiesa di San Michele di Castel di Nocco, si ipotizza del secolo XI, è documentata a partire da 1276/1277 presso i documenti della Diocesi di Pisa come chiesa appartenente al Piviere di Buti.

Nella Cartula Iudicati dell’Archivio capitolare di Pisa al n.75 è registrato che in data 10 giugno 1099, Bernardo del fu Gerardo da Travalda, membro della potente famiglia degli Upezzinghi per rimedio dell’anima, cede al monastero di Santo Stefano di Cintoia tutti i beni che egli possiede nella terra di Buti, sia quelli che erano nel castello di Buti sia quelli che erano fuori.

Castello di Sant’Agata sull’ Monte Oro: i ruderi del Castello di Sant’Agata si trovano sul Monte d’Oro. Probabilmente di origine longobarda, venne distrutto nel XII secolo durante le guerre fra Pisa e Lucca. Restano oggi parti delle rampe di accesso, il basamento delle due torri e le mura di cinta, di cui si è salvato in alcuni punti il cammino di ronda.

Le Fortezza Medicia di Buti:

Cittadina risalente al 1068 come Buiti e deriva dal latino tardo bucita, “pascolo di buoi”.

La prima attestazione scritta dell’esistenza del borgo riguarda l’edificazione di due chiese ed è dell’anno 841; nel secolo XI il territorio era già stato dotato di un potente sistema difensivo, al punto che ben otto castelli svettavano sulle cime dei monti della zona: il Castello di Panicale, Castell’Arso, il Castello di Farneta, il Castello di Santo Stefano in Cintoia, Castel di Nocco, Castel Tonini, Castel San Giorgio e il Castello di Sant’Agata.

A breve schede dettagliate.

 

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