L’attuale Villa Medicea di Coltano, è una tenuta che risale al periodo Alto Medioevo, documentata dal 780 d.c., ha sicuramente origini più remote.
I monaci dell’Abbazia di San Savino (di origine Longobarda), ne erano i Proprietari.
Luoghi dal passato glorioso, nelle vicinanze del borgo Medioevale di Coltano:
Guglielmo Marconi, fondò il Centro radio di Coltano.
La posizione e la morfologia di questo lembo di terra, si prestava perfettamente alle trasmissioni ad onde lunghe, perché ricca di zone acquitrinose.
Grazie a questa caratteristica, questo territorio fu considerato strategico relativamente per questi studi, visto che isolava le dispersioni nell’ambiente, del segnale radio.
La prima trasmissione radio-telegrafica avvenne nel 1903, e dopo qualche anno, Marconi da qui, comunico senza fili, con il nord America, per mezzo di un impianto di enormi dimensioni, all’avanguardia per il periodo (all’ inizio XX secolo).
Una suggestiva campagna, ci accompagna in questo itinerario di storia,
I campi trebbiati…, il silenzio… e gli odori creano una cornice meditativa ideale, che dopo qualche chilometro, ahimè!, viene interrotta dall’incrocio con la Statale 206 (la Via Emilia).
Su strade asfaltate e dritte, ma abbastanza tranquille, si procede in direzione della frazione di Montione di Cascina, in questa piccola località giungiamo, camminando non senza ammirazione, alla maestosa Abbazia di San Savino
Un’altra traccia inequivocabile!, queste località sono una scoperta continua!!, pullulano di edifici Medioevali e di antiche storie oramai dimenticate.
Tutto questo ci riempe la giornata, ci esalta, infatti camminiamo in un territorio in cui si può rivivere ad ogni passo la rievocazione storica di quei momenti, suggestionando la nostra immaginazione, ci fa assaporare l’importanza del nostro cammino.
Un perfetto momento rievocativo infatti ci troviamo davanti una meravigliosa struttura, Alto Medioevale di origini Longobarde, risalenti al Secolo VIII, quindi nel flusso degli avvenimenti.
Ma l’itinerario non finisce qui…
Proseguendo lungo l’argine del fiume Arno, giungiamo nel Borgo di Zambra, qui il Comitato per San Jacopo, gentilmente ci giuda alla scoperta di un’altro gioiello medioevale, la Chiesa di San Jacopo, un piccola Chiesa in architettura romanica, del sec. VIII-IX.
Si caratterizza per i suggestivi affreschi, formati da una serie di simboli che si richiamano all’iconografia dell’Arte Paleocristiana.
La decorazione murale, semplice e primitiva, ma ricca di fascino, raffigura dei pesci (Pisculi come erano chiamati i primi credenti), alcuni dei quali coronati, stando a simboleggiare il dono della presenza di Cristo dopo il Battesimo.
Attraversando L’Arno davanti a noi si erge spavalda la Torre dei Upezzinghi, almeno quella che è oggi, ne ricorda la posizione attraverso una ricostruzione scenografica ottocentesca (del 1800), in scala ridotta.
Antico Bastione Medioevale di vedetta, facente parte del sovrastante complesso della Fortezza della Verruca.
La torre fu citata da Dante Alighieri in un passo dell’inferno, su un racconto vissuto in prima persona durante la presa di Caprona, nel 1289.
“così vid’io già temer li fanti
ch’uscivan patteggiati di Caprona
vegendo sé tra nemici cotanti”,
(Inferno, XXI, 94-96).
Tutto questo complesso di fortificazioni, caddero in rovina dopo la presa dei fiorentini nel 1433.
Oggi questo meraviglioso comulo di rovine, che guardiamo molto distrattamente, un tempo era un
potente avamposto militare, una guarnigione Longobarda, testimone del passaggio delle reliquie .
Se riflettiamo attentamente a tutte queste strutture: Abbazie, Chiese Pievi, Bastioni e Forti militari, così concentrate in un’area pressoché “ristretta”, non possiamo che rimanere perplessi sull’importanza strategica, commerciale di questo polo, che sicuramente movimentava merci e beni provenienti dal Mare.
Eccolo il fulcro della giornata di cammino, arriviamo alla Pieve di santa Giulia in Caprona,
In memoria di quel avvenimento, le autorità e le popolazioni locali vollero erigere una chiesa in devozione della Santa Martire Giulia.
Meravigliosa Pieve Romanica, in Pietra di Verruca, datata dal Secolo IX.
L’altare proviene dall’Abbazia del Paese di San Michele alla Verruca, (oramai soltanto un cumulo di macerie), posto nel piccolo borgo medioevale, che si ergeva nei pressi dell’omonima Fortezza della Verruca.
L’interno semplice, spoglio, la pianta della Chiesa a forma di croce, ci portano subito una ventata di spiritualità e di meditazione, una brezza tonificante dopo una giornata di cammino, ricca di momenti emozionanti.
Lasciati questi luoghi devozionali, dopo una sosta rigenerativa, continuiamo attraversando il piccolo borgo di Caprona e per mezzo di una ciclabile sterrata, arriviamo alla destinazione prescelta per l’accoglienza serale.
Datario del cammino di Santa Giulia
Dalle impressioni del Pellegrino di Santa Giulia: Adriano –
Lunedi 9 Giugno 2014
Prima tappa – Livorno-Calci.
Sole cocente e tappa piatta con lunghi ed interminabili rettilinei; mai bevuto così tanto! Il “resort” delle suore di Nazareth ci è sembrato un hotel a cinque stelle: silenzio e meditazione…










Un video racconto dettagliato, preciso, documentato e soprattutto VISSUTO tanto da rendere tuo compagni di cammino anche chi ti legge con attenzione e simpatia
Grazie Luigina, sono veramente felice del tuo commento!!
Articolo approfondito e ricco di spunti: collettanus, sinus arnensis, navicelli e velieri d’altura… se ne vedono raffigurati nella famosa pala d’altare di Santa Giulia a Livorno. Complimenti! Bravissimo. 🙂
Comunque l’inizio, a parte il tratto strettamente cittadino, non è poi così male: presto si incontrano pinete e si inizia ad attraversare la stupenda campagna livornese e poi pisana.