ASCOLTARE DIO NEL SILENZIO

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Meditazione del 02/09/2012

(Riferimenti biblici: I Re 19,9-13a; Os. 2,16-19; Mt. 12,35-37)

Madeleine Delbrèl 

Ricevere nella nostra vita il messaggio evangeli­co significa lasciare che la nostra vita diventi, nel senso più ampio e reale della parola, una vita religio­sa, una vita riferita a Dio, in stretta relazione con lui.
La rivelazione essenziale del Vangelo è la presen­za dominante e irrompente di Dio. E’ un invito a incontrare Dio, e Dio non lo si incontra che nella solitudine.
Questa solitudine sembra essere negata a quelli che vivono presso gli uomini.
Sarebbe come credere che noi possiamo entrare nella solitudine prima che Dio ci chiami. In realtà, è lui che ci attende. Trovare lui, significa trovare la solitudine, perché la vera solitudine è spirito, e tutte le nostre solitudini umane sono soltanto un modo di incamminarci verso la fede, che è la perfezione della solitudine.
La vera solitudine non è l’assenza degli uomini, è la presenza di Dio.
Mettere la propria vita di fronte a Dio, lasciare che la nozione di Dio trasformi la propria vita, si­gnifica entrare in una regione dove la solitudine ci è donata.
Se lo scaturire della presenza di Dio in noi ter­mina nel silenzio e nella solitudine, allora essa ci la­scia nella pace, consapevoli di essere profondamente uniti a tutti gli uomini che sono fatti di terra come noi…
Non c’è solitudine senza silenzio. Il silenzio: tal­volta è tacere, sempre è ascoltare.Un’assenza di rumore, priva della nostra atteri zione alla parola di Dio, non sarebbe più silenzio.
Una giornata piena di rumori e di voci può es sere una giornata di silenzio, se il rumore divenir per noi una eco della presenza di Dio.
Quando parliamo di noi stessi e di nostra inizia tiva, noi usciamo dal silenzio.
Quando ripetiamo con le labbra le aspirazioni segrete della parola di Dio in fondo al nostro intimo, noi lasciamo intatto il silenzio.
Il silenzio non ama le troppe parole.
Siamo capaci di parlare o di stare zitti, ma fac­ciamo fatica ad accontentarci delle parole necessa rie. Oscilliamo incessantemente tra un mutismo che distrugge la carità e un’esplosione di parole che va oltre la verità.
Il silenzio è carità e verità.
Sa rispondere a chi gli chiede qualcosa, ma offre soltanto parole cariche di vita. Il silenzio, come tutte le leggi vitali, ci conduce al dono di noi stessi, e non a un’avarizia mascherata. Ma ci custodisce tutti rac colti per questo dono. Non ci si può donare quando si è. dispersi. Le parole vane di cui rivestiamo i no stri pensieri sono una continua, sterile dispersione- di noi stessi.
Di tutte le vostre parole, dice il Signore, vi sarà chiesto conto (c/r. Mt. 12, 36).

Di tutte quelle che bisognava dire e che la no stra avarizia ha trattenuto.
Di tutte quelle che bisognava tacere e che la nostra prodigalità ha sparpagliato ai quattro venti della nostra fantasia o dei nostri nervi…
Il silenzio non è un’evasione, ma un raccogliere noi stessi in Dio. Non è una serpe che scappa al pili piccolo rumore, è un’aquila dalle forti ali che vola alto sopra il rumore assordante della terra, degli uomini e del vento.

 

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