Giornale di Brescia – Il Lento Cammino sulle antiche tracce di Santa Giulia

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Giovedì 15 Settembre 2011 – La Città –

Da Livorno a Brescia: 400 chilometri percorsi a piedi da Carlo Picchietti seguendo una via longobarda.

Li puoi distinguere ad occhi chiusi, i paesaggi. Il sale della costa, i ruvidi passaggi appenninici, il sollievo delle colline e la sconfinatezza della pianura padana. Accompagnati, nei giorni scorsi, da una luna che si faceva piena per poi sfumare e da un sole che rivendicava il diritto all’estate.
Ma, se cammini, è meglio tenere aperti gli occhi. E così ha fatto Carlo Picchietti. Livornese, quarantadue anni vissuti all’ombra di Santa Giulia, patrona della città.
Li ha tenuti aperti perché davanti aveva 400 chilometri da percorrere a piedi, da Livorno a Brescia, seguendo la via che, presumibilmente, fu utilizzata per traslare le reliquie della santa, custodite a Gorgona. Era il 763 ed era Desiderio, l’ultimo re longobardo, ad imporre l’ultimo viaggio ad ossa che avrebbero trovato dimora prima nel monastero di Santa Giulia e poi nella chiesa parrocchiale del villaggio Prealpino. Carlo si è messo in marcia il 3 settembre e ieri mattina toccato il suolo bresciano nella tredicesima tappa, la penultima del suo viaggio. Partito da Cremona, martoriato dalle vesciche, ha attraversato il ponte sull’Oglio che apre a Pontevico scortato da Elio Lorenzi e Gabriele Chiesa. Sono i due bresciani ispiratori del viaggio. In particolare è Chiesa la fonte della magnifica ossessione per Santa Giulia. Negli anni scorsi ha costruito il suo sogno: un cammino sulle tracce della santa crocifissa, cercando testimonianze longobarde lungo il tragitto. Disegnato il percorso, lo ha affrontato in bicicletta in quattro tappe. Ha trovato punti di appoggio, luoghi di interesse storico, scorci di disarmante bellezza.
Sul sito www.camminodisantagiulia.it ha poi raccolto la sua esperienza, lanciando la sfida agli aspiranti pellegrini. E qui entra in gioco Carlo Picchietti. Alla ricerca di un cammino, scartato Santiago, si è imbattuto in Santa Giulia. Da buon cartografo ha valutato il percorso, ricalibrate le tappe, realizzato mappe. Ha completato l’edificio di cui erano state gettate le fondamenta e poi ha fatto da cavia. Ci sono delle tappe da rivedere – racconta Carlo davanti ad un piatto di tagliatelle -, il tratto sugli Appennini è molto duro. Il cammino, però, c’è. L’accoglienza, tra parrocchie e strutture religiose, è stata formidabile. Per non parlare dei profumi, dei silenzi, degli stupori. Carlo ha imparato che bisogna viaggiare leggeri (partito con 25 chili di zaino, ne trasporta ora una decina in meno) e che le scarpe vanno testate prima di partire. Per il resto, oggi, con l’ultima tappa, arriverà in città. Nell’anno in cui Santa Giulia è diventata patrimonio dell’umanità. Pioniere di un cammino che magari altri faranno. La strada e i sentieri sono lì che aspettano. Invitano al viaggio, come sempre.
Emanuele Galesi
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